Salve! Sono stata reclutata da Kalahari o Karura, quindi date la colpa a lei per la mia presenza qui

Sono molti anni ormai che vago per il fandom delle fanfiction, sia italiano che inglese o americano, specie nell'ambito dello yaoi. Posso dire con una certa presunzione di essere una 'vecchia roccia', poiché quando ho iniziato io i siti automatizzati ancora non esistevano nemmeno.
Amo leggere. E' la base di tutto il mio essere. Aver imparato a leggere a quattro anni, e poi usato il primo computer a sei ha deciso la mia vita. Senza la lettura non sarei quella che sono oggi. Perciò io ho una mia politica riguardo a fanfiction, libri, manga, anime, film, telefilm, musica e videogiochi: io leggo/guardo/ascolto/gioco TUTTO, poiché sono convinta che ogni lavoro meriti la massima attenzione. Non mi sono mai limitata dicendo 'non mi piace il pairing' o 'il genere non fa per me' ... a parte certe coppie etero che essendo umana non
posso soffrire.
Secondo me non esistono libri vecchi o brutti, ne autori più o meno bravi, ma solo cose che ti incidono più a fondo
dentro e altre no. Le parole hanno un valore spesso sottovalutato: possono far ridere, piangere, e addirittura cambiare una vita. Ecco, il mio sogno è di scrivere un giorno una storia così

... e ripeto, date la colpa a Karura se sono qui


Affondavo la mano nel laghetto dei loti e pensavo: «Sono felice. Che non un solo attimo mi scorra accanto senza essere ringraziato, baciato».
Una notte, domandai: «Sei felice, Al'skander?»
Rispose, sorridente: «Non lo capisci?»
«Oh, sì, per questo. Ma intendevo dire, qui, a Ecbatana.»
«Felice?» disse, riflettendo. «Che cos'è la felicità?» Mi accarezzò, per farmi sentire che mi era grato. «Avere realizzato i propri desideri, sì. Ma anche quando la mente e il corpo sono tesi fino a spezzarsi, quando non si ha un solo pensiero al di là di ciò che occorre fare subito dopo; in seguito ci si guarda indietro, e là era la felicità.»
«Tu non ti fermerai mai, non è vero, Al'skander? Nemmeno qui.»
«Fermarmi? Con tutto quello che ho da fare? Spero proprio di no.»
Il Ragazzo Persiano, di Mary Renault